Accettare quello che è stato, quello che c’è, quello che sta succedendo e accettare ciò che tutto questo provoca in noi. Accettazione come condizione necessaria per accedere alla resilienza, quella qualità fondamentale per l’essere umano, che permette di andare oltre, di affrontare le sfide della vita e di passarci attraverso uscendone più forte, presente, cresciuto. Impariamo dalla natura.

È quello che ha affermato in altre parole Stefano Tirelli, mental coach e docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Nella sua vita ha allenato e allena le menti dei campioni. Tra i tanti, ha seguito David Beckham e John Terry. E poi Andrea Ranocchia, Mattia De Sciglio e non solo. In un’intervista alla Gazzetta dello Sport raccontato come recuperare la motivazione dopo il lockdown, suggerendo alcuni esercizi e lasciando preziosi consigli.

 

Di seguito l’intervista integrale:

Come continuare ad affrontare questo periodo?

“Siamo nel periodo del risveglio. Dobbiamo imparare dalla natura e dalle stagioni: non si passa, di colpo, dall’inverno all’estate. Il segreto? La gradualità. Da un punto di vista mentale, bisogna accettare e cercare di metabolizzare la sana e inevitabile stanchezza. Evitiamo di far finta che non ci sia e che non sia avvenuto nulla. Dobbiamo imparare cosa voglia dire il termine resilienza”.

 

Cioè?

Come lo sport ci insegna, è solo durante le prove che capiamo chi siamo. Se dico a un atleta che è forte può voler dire tutto e nulla, la sua forza può dimostrarla solo nei test massimali. È lì che viene fuori il concetto di equilibro tra cervello emotivo e cervello razionale. Una metafora per dire che, se è vero che l’emotivo prende il sopravvento con l’ansia e la paura, è anche vero che la resilienza è allenare la parte razionale. E contestualizzare il momento attuale come una possibile ripartenza”.

 

In che modo il movimento può aiutarci?

“Gli esercizi migliori sono gli allungamenti muscolari, lo stretching, le tecniche respiratorie associate con anche la parte più funzionale, la parte di maggiore attivazione, l’endurance. Credo sia utile combinare entrambi gli aspetti. Anche perché il corpo deve riadattarsi a un nuovo spazio concetto tempo, riattivare anche la propriocettività, ovvero la capacità di sentire il nostro corpo e adattarlo all’ambiente esterno. Nel mio studio, stiamo già lavorando su allenamenti specifici singoli outdoor per la riattivazione fisica e mentale, al parco Biblioteca degli Alberi di Milano”.

 

C’è un esercizio che vuole consigliarci?

“Sì, mettetevi comodi su una poltrona, chiudete gli occhi (se si preferisce al silenzio o con una musica soft senza parole) e iniziate a immaginare ciò che volete recuperare o riattivare in termini di desideri e di progetti. Alleniamo la memoria alla progettualità che è quella che è venuta a mancare”.

 

Da un punto di vista alimentare?

“Siamo stati abituati a nutrirci con cosa avevamo in casa, c’è anche chi non vede l’ora di tornare a fare aperitivi e cene. Questo è anche un bene mentalmente, per reagire, però bisogna cercare di non passare da un’alimentazione all’altra. E scegliere alimenti di stagione primaverili”

 

Come ritrovare la motivazione?

“Mettete tutto nero su bianco e scrivete gli obiettivi a breve termine, prima dell’estate piena, e gli obiettivi a medio-lungo termine. Ogni mese andate a recuperare gli appunti e andate a vedere quanto avete raggiunto e quanto dovreste fare o cambiare programmazione”.

 

Lei lavora con i grandi campioni. In passato ha detto che rimase molto colpito dalla Schiavone…

“Sì, lavorai con Francesca Schiavone, quando ancora non era la Schiavone. Ricordo la sua grandissima forza mentale. Dissi: ‘Questa è una potenziale campionessa’. Aveva una grinta unica rispetto agli altri”.

 

Tra i tanti ha seguito anche Beckham. Di lui cosa ricorda?

”Lui è l’esempio di massimo equilibrio tra cervello emotivo e razionale. Ha sempre risposto sul campo in termini di tenacia, grinta e self control, anche quando al Milan si ruppe il tendine d’Achille. In quella circostanza ebbe una capacità di reazione, non di sconforto, ma di accettabile tristezza in proiezione di nuovi obiettivi. Così come al Mondiale in Sudafrica nel 2010, per sopperire alla delusione di non poter giocare anche per colpa di un infortunio, accettò la proposta di Fabio Capello di fargli da vice-allenatore. E fu capace di trasferire la sua grinta alla squadra. Non è da tutti. In seguito, una volta ristabilito fisicamente, continuò a giocare ancora per un po’ e sempre ad alti livelli. Ma David è David”.